Tendiamo molto spesso a ricavarci un posto dove nasconderci dal mondo, dalla storia, dalle responsabilità, dal dolore, da quello che accade fuori. La paura, molto spesso, è la vera direttrice della nostra vita. Le nostre scelte, i nostri cammini, le nostre decisioni sono davvero dettate dalla paura, (e che paura …. Qualcuno lo ricorderà) e non dalla verità. Dove c’è paura non può esserci verità.; non se ne ha il tempo, non se ne ha nemmeno preoccupazione. C’è tempo solo per difendersi.

Egli entra “a porte chiuse” (annota il Vangelo), quasi a significare che Cristo entra dentro di noi, dentro la nostra vita al di là delle paure e delle chiusure che ci siamo costruiti attorno. Non dobbiamo temere di essere troppo incapaci di liberarci dei nostri limiti e dalle nostre insicurezze, dalle nostre ferite e di ciò che non ci fa dormire la notte. Cristo, se vuole, entra comunque, si siede alla nostra tavola, e mangia con noi. Ma non è questo che cambia le carte in tavola. Non basta “fare esperienza” di Cristo, “sapere” i suoi insegnamenti, per poter vedere qualche risultato dentro la nostra vita. Abbiamo bisogno di essere scaraventati al di là di quel cenacolo, di uscire nella storia, di provare l’adrenalina di andare sino agli estremi confini della terra. La fede non ci chiude in noi stessi, al contrario ci apre al mondo, all’oggi, al qui ed ora allargandolo con l’orizzonte grande dell’infinito e dell’eternità. È come fare un viaggio tenendo sempre presente l’orizzonte in fondo, rifuggendo la tentazione di camminare troppo a testa bassa. E chi è che permette questa apertura? Chi è che ci riscatta dai cenacoli sigillati dalle paure? : lo Spirito Santo.

LA PACE ETERNA E NON EFFIMERA.
ESSERE NELLA PACE VUOL DIRE VIVERE.

 

                                                           

5. – La pace eterna, non effimera.

 

Domenica, 7 gennaio 1990.

 

Pace, o figlia mia …

 

Sì, io, Gesù di Misericordia, a te vengo, o figlia, e ti dico: Pace! Pace, o figlia mia.

Ti dò la mia pace, quella che il mondo va cercando, ma che non conosce.

La mia pace non è effimera, ma eterna.

La mia pace non soggiace all’oro dei regnanti, né al volere dei capi di stato.

La mia pace discende dall’alto, dono dello Spirito (ag143) Santo.

E’ una pace tutta d’oro, perché nutrita dall’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Questa pace a cui il genere umano tutto ambisce, non è però conosciuta se non da pochi, da coloro cioè ce si sottomettono alla mia volontà.

Parlare di pace è facile, ma raggiungerla e donarla agli altri è difficile, quasi impossibile, se non la si possiede.