La Voce Locuzioni


    

0015 MESSAGGI Maria del monteverde Nov2004

 

(Novembre 2004)

 

 Messaggio di Maria Santissima

del Monte Verde di Villagrazia.

(22/11/2004)

 

Figli e figlie adorate, vengo sempre a bussare alle vostre porte. Accoglietemi. Sono la Madre di Gesù. Vengo a chiedervi grazie e a portarvi grazie. Le grazie che vi chiedo sono tre: l’ascolto, la persuasione del cuore e la santificazione. Le grazie che vi dò sono pure tre: la fede, la speranza e la carità.

Accogliete questi gigli candidissimi, frutto dell’amore del Figlio mio Gesù. Stringeteli al petto e portateli sempre con voi. Sono i frutti di una croce, che sul Calvario donò il Figlio mio al Padre altissimo e così sia.

Vi chiedo il permesso di allontanarmi solo per un momento. Tornerò ancora domani e poi l’indomani, perché la Madre ha bisogno dei figli come i figli della loro mamma.

Vi benedico tutti, nel nome del Padre e Figlio e dello Spirito Santo.

Sono la Mamma di tutti col nome di Maria santissima del Monte Verde di Villagrazia.

Addio, addio, addio per questa sera e poi a domani e così sia.

 

 

Messaggio di Maria Santissima

del Monte Verde di Villagrazia

(23/11/04)

 

Maria, la Madre di tutti i tempi, di tutti i luoghi, di tutti gli uomini sia sempre con voi.

Operate nel bene. Vivete per fare del bene. Aggiungete, al bene ricevuto, quello che ogni giorno vi concede l’altissimo Padre del cielo e della terra.

Maria così vi supplica, così vi dice e poi espande il suo pensiero in tutti i luoghi e in tutte le nazioni.

Vi prego, ricevete questo messaggio, accoglietelo e divulgatelo fra le genti della vostra Borgata.

Maria santissima del Monte Verde di Villagrazia.

 

Gesù è con voi. Chi è contro di voi?

L’angelo Gabriele, l’angelo Michele, e l’angelo della costituzione salvifica di Dio siano sempre con tutti voi.

Amen.

 

Gesù è il Signore.

Gesù è l’amore.

 

Costituitevi in un’assemblea nuova, con rispetto grande ognuno per il fratello, per la sorella. Costituitevi in una cèrnita particolare di benevolenza e di carità.

Maria chiede questo, solo questo. Ella ritornerà sempre in mezzo a voi e riporterà con lei il santissimo, dolcissimo nome di Jesus, santissimo Cuore di amore.

 

 

Messaggio di Maria Santissima

del Monte Verde di Villagrazia

(24/11/04)

 

Figlioletti miei, ancoratevi al Cuore misericordioso di Cristo Gesù. Siatene fieri, fieri apostoli di un amore grandioso, inesistente in alcun luogo della terra. Egli è grande, possente, imperatore, dominatore di tutto ciò che è stato creato, perché tutto è stato creato per lui e in funzione di lui. Ampliate, perciò, le vostre preghiere, estendetele a tutta la vostra giornata, cominciando dal mattino per finire alla sera con l’Angelus, l’Angelo santo, e che vi accompagni durante tutto il resto della serata e poi della notte.

Io veglio sempre accanto a voi. Non sostituitemi con nessun’altra creatura, ma immaginatevi di essere appoggiati al mio seno per succhiare il latte, lo stesso latte che io diedi al Figlio di Dio, Gesù, nostro amore. Questo latte contiene misericordia, accoglienza, perdono, amabilità, verità, carità, suprema conoscenza della Parola di Dio. Voglio che questo latte possa costituire, per ciascuno di voi, l’alimento fondamentale della vostra giornata, da ora e per sempre, perché solo così potrete incontrare il Figlio di Dio, fattosi uomo, e, dopo di lui, l’altissimo Signore del cielo e della terra.

E ora addio, riposate in pace, rinnovate il vostro cuore alla luce santissima del Signore.

Andate, riposate, vegliate, però sulla Parola, con la Parola e per la Parola, che anche oggi vi è stata donata per virtù santissima di Dio Padre, di Dio Figlio e di Dio Spirito Santo.

Amen.

La vostra Mamma carissima, Maria santissima del Monte Verde di Villagrazia.

Addio, addio, addio.

Vado via in punta di piedi e ritorno presto, domani, domani al mattino.

Amen, e così sia.

 

 

Messaggio di Maria Santissima

del Monte Verde di Villagrazia

(25/11/04)

 

Figli miei adorati, ancora una volta mi presento a voi.

Siate come un soffio leggero di vento all’aurora di una giornata splendida di sole.

Siate come la luce che, sfiorando le acque del mare, illumina le onde.

Siate come l’erba dei prati, mossa leggermente dal venticello di autunno.

Vi chiamo uccelletti miei, perché così io vi voglio, così io vi presento al Padre: piccoli, teneri, esili ancora, non del tutto coperti di piume, però svolazzanti un po’ a destra e un po’ a sinistra, a volte inciampanti nei roveti, ma sempre uccelletti di Dio. E’ questo il dono più grande, che ogni sera riporto al Padre mio e vostro, racchiudendovi nel palmo della mia mano destra e in quello della mano sinistra, tutte e due le mie mani ricolme di questi uccelletti santi, che hanno ascoltato la mia voce e che teneramente si sono commossi alle parole da me pronunziate.

Il Padre ne è felice, testimone l’angelo, l’angelo della divina Misericordia, che, accompagnandomi fin lassù, dinanzi al suo altare piega il suo ginocchio davanti a Gesù. Voi comprendete quale grande gioia per una Madre incontrare i propri figli e voi non sapete ancora quale grande dono concederà il Padre a ciascuno di voi che, riponendo in me ogni sua fiducia, vorrà, insieme all’angelo, trasvolare questi cieli per raggiungere il cielo amatissimo del Padre.

Ora, riposate nella sera. Essa scende a larghe falde, violetta e un poco frigida, ma sempre bella, perché intessuta dalle mani di farfalla della Vergine santa, che è venuta a posarsi sul vostro cielo, per inondarvi di luce, di speranza e di amore.

Così sia.

Nel nome del Signore, vi auguro la buona sera e anche la buona notte. Riposate sul mio cuore, augelletti miei, augelletti santi.

Io vi adoro. Siete i figli dell’altissimo Padre. Per questo, riproducete in voi la sua santità.

E così sia.

Vi ringrazio per l’ascolto e domani tornerò a parlare a voi.

Insieme a voi volerò verso il cielo di Dio, portando il vostro cinguettìo, la vostra santa e divinissima parola.

Amen e così sia.

Maria del Monte Verde di Villagrazia.

Addio.

 

L’angelo, allora, si posa di fronte alla Vergine facendole un inchino profondo e poi, volando verso l’altissimo monte di Dio, sorvola i monti, le pianure e le valli per raggiungere, insieme alla Madre, la prestazione più vicina al santo e divino paradiso.

E così sia.

Per Gesù e Maria.

 

A domani, a domani, a domani, augelletti miei. Io torno, io vengo, io mi poso qui. Dal cielo di Dio scendo in mezzo a voi per dirvi: Vi amo.

Così sia.

 

La carità, la santità, la benignità sono i doni più grandi che il mio cielo porta con sé ovunque io vada. Per questo vi ho inondati di un velo, di una coltre, di un santo manto, quello di Monte Verde di Villagrazia.

Amen.

 

Gesù sia sempre con voi.

Gesù e Maria accanto a voi, riposate, felice notte. Io sono sempre con voi a cullarvi nel silenzio delle ore notturne e così sia.

 

Domani all’alba pensatemi e recitate, insieme all’angelo del risveglio, la solita preghiera: ”L’angelo del Signore annunziò a Maria ed ella concepì per virtù dello Spirito Santo”.

Ave Maria, piena di Grazia ...

 

 

Messaggio di Maria Santissima

del Monte Verde di Villagrazia

(26/11/04)

 

Figlioletti miei adorati, anche stasera, il mio cuore è vostro. Io ve lo porgo in un canestro di fiori. Sono fiori vellutati dall’albero di Maria santissima, che sorge al centro del cielo del paradiso, là dove io siedo Regina.

Voi siete i frugoletti della mia esistenza qui sulla terra. Siete il paradiso sceso dal cielo, perché mi amate, mi proteggete, mi pregate e accogliete questa parola che scende dall’alto senza chiedervi né il perché, né il come. E’ così che Gesù vuole essere amato e come lui anche la Madre sua vuole che l’amore sia spontaneo, senza interrogativi, né elucubrazione psicologiche o anche opzionali.

La Madre è venuta e voi l’avete accolta, le avete creduto, l’avete ascoltata, l’avete pregata ed anche l’attendete ogni giorno, perché ella vi soddisfi il cuore bisognoso di amore e vi lasci questo messaggino di santa e divina bellezza.

Vedete, da qui io guardo tutto quanto il terreno che vi circonda e ci sono moltissimi alberi verdeggianti, molti abeti, vi sono anche fruscii di erbe ed anche nuvole che si accumulano intorno alle cime dei monti. La vostra vallata è una vallata ridente, straordinariamente bella, perché è come una grande gola racchiusa in mezzo al verde. E la piccola Borgata, che sempre ha rispettato, amato e onorato il mio nome come Regina del santo Tabernacolo di Cristo, Maria santissima di tutte le grazie, ecco, il vostro paese è stato per me sempre un luogo di rifugio e anche una Mensa eucaristica particolare, perché ogni sera, dopo l’ascolto dell’Ave Maria, ch’io vengo a recitare insieme a voi, mi pongo, piccola, esile, accanto al tabernacolo per partecipare alla santa Mensa eucaristica.

Vedete, tutte queste cose io ve le dico, perché voi possiate prendere coraggio, perché voi possiate avere nel vostro cuore quella visione che manca ai vostri occhi, ma presto i vostri occhi saranno ricolmi di gioia, perché incontreranno i miei, il vostro viso si rispecchierà nel mio, come il mio nel vostro.

O augelletti miei, piccoli uccellini dei campi fioriti di Sicilia, verdeggianti e ricchi di limoneti e anche di aranceti che splendono dall’alto come tanti fiori arànciolo rosati e anche giallo sènape, perché io li scorgo, sì, sotto il verde fogliame, e sono veramente meravigliosi.

Perché vi lamentate? Di che cosa vi lamentate? Che cosa vi manca? Ditemelo, perché io possa fornire a voi tutto ciò di cui abbisognate.

Ci sono madri addolorate dai figli? Io li libererò.

Ci sono spose rattristate per il comportamento degli sposi? Io li aiuterò.

Ci sono figli che non corrispondono alla bellezza della natura, perché incapaci di potere fornire ai genitori, e anche alla società agreste che vi circonda, le bellezze desiderate? Ebbene, io vi restaurerò.

Sono venuta per potere donare a voi tutta la ricchezza del paradiso ed è per questo che scendo. E’ per questo che mi fermo nella vostra vallata. E’ per questo che attingo forza dalla vostra preghiera, per innalzare al Padre santissimo l’accoglienza che voi ogni sera mi tributate.

Vedete? Il mio canto è la scia di luce che lascio man mano che volo via e vado verso il Padre.

La mia tenerezza è raccolta tutta nelle candide vesti che presto voi vedrete frusciare fra gli alberi della piccola montagna e poi il velo, che copre il mio capo, sarà così grande da potersi diffondere su tutto quanto il territorio che appartiene al vostro paese.

Voi siete gli amici della Sicilia.

Voi siete i carissimi figli del Monte Verde di Maria.

Amate, benedite, accogliete e siate sempre pronti, pronti a rispondere alla chiamata di Cristo, il Re dei re, chiamati ad essere puntualmente figli della divina Misericordia, inoltrate questo canto divino a tutto il paese, tramite la mia immagine. Io ho bisogno di voi come voi avete bisogno di me. Come potrei io farmi conoscere da tutti gli abitanti del luogo, se non ci foste voi, se non ci fosse qualcuno che parlasse, che predicasse al posto mio, se non ci fossero occhi che mi vedessero per potere diffondere la mia visione a tutti gli altri, che sono muti e ciechi? Questo è l’aiuto che vi si chiede, un grande piccolo aiuto, grande se viene visto nella osservanza e nel servizio a Dio e, quindi, alla Chiesa, piccolo perché in fondo il Signore potrebbe suscitare anche dalle pietre uomini e donne pronte ad aiutarlo, ed invece no, chiama voi, solo voi. Vi ha chiamati già da tempo, ma non è conclusa l’opera che egli ha innestato. Voi credete che sia conclusa ed invece no, è appena cominciata. Dovete quindi immagazzinare fortezza, coraggio, posizione esatta e soprattutto accoglienza, accoglienza, accoglienza, accoglienza per i poveri, per i diseredati, per i peccatori, per gli ubriaconi, per i malati, per i perseguitati, i carcerati, per i drogati, insomma per tutti coloro che vengono considerati gli ultimi dalla società attuale. Questi sono i figli amati da Dio. Queste sono le creature tanto desiderate, apprezzate, accolte dal cuore di Dio. Voi forse vorreste allontanarle? E come poi potreste presentarvi dinanzi al suo Trono? No, ve lo raccomando. Siate invece pronti ad accogliere ciò che il Padre vi chiederà e, questo, lo renderà estremamente felice, tanto contento, così come può esserlo un Padre, quando sente che i propri figli gli obbediscono e gli vogliono bene.

Allora, questa sera che facciamo? Continuiamo a parlarci io da qui e voi da lì? Oppure è necessario che io mi appressi ancora un po’ più da vicino a voi? Ecco, forse è meglio così. Per questo, perciò, vi benedico ancora una volta tantissimo, con tanti fiori di tanti colori. Vi accosto il mio seno, perché voi possiate poggiare anche per un istante il vostro capo sopra il mio petto.

Vi amo, vi adoro, perché siete l’emblema del Figlio mio Gesù, e anche la creatura amabilissima voluta dal Padre nella sua straordinaria opera di creazione.

Ora, devo andare. Si fa sera. E’ quasi buio, non tanto perché non ci sia luce quassù, ma perché voi siete attesi dal mio Gesù.

 

La Madre si allontana lentamente, lasciando una scia di luce dietro alle sue spalle. Ella è veramente, straordinariamente bella e luminosa, ancorata a uno stuolo di angeli, che la portano quasi di peso e la conducono dinanzi a Gesù.

Il tempio di Dio, l’altare del Cuore, la Parola, l’amore.

Gesù è il Signore.

0011 Maria Donna TelEnna090510 Agg220414

P.A.S

Appunti

                

 

 

MARIA E’ RAPPRESENTANTE DI TUTTE LE DONNE SU CUI SI POGGIA

LA VITA DELL’UOMO SULLA TERRA.

NEL GIORNO DELLA FESTA CHE RICORDA A NOI IL RUOLO DELLA DONNA

NELLA NOSTRA SOCIETA’ CRISTIANA E NON CRISTIANA

 

 

Per coloro che erano presenti

 

 

(Documenti - Tel, 9 maggio 2010)

 1- Maria viene a concelebrare con noi.

 

«L’Angelo, l’Angelo del Signore ha costituito una nuova e più esplicita sua manifestazione, donando, a ciascuno di noi, la straordinaria bellezza della Madre santa, proprio in colei che costituisce per ognuno di noi la Mamma.

In questo giorno soave, nel quale la Chiesa celebra la festività della Donna, noi, angeli tutti, formuliamo la nostra più grande adesione di contemplazione e di benevolenza, nei riguardi di tutte le madri del mondo. Sono tutte quante madri dello stesso Dio, il Figlio dell’uomo, che è venuto a celebrare, nel mondo intero, la presenza del Padre.

Per questo, adoriamo, in colei che lo ha condotto, qui sulla terra, l’Uomo-Dio, che, venendo in mezzo agli uomini, ha condotto, in sé e con sé, la Madre sua, Maria, trasferendola in tutte le madri del mondo.

 

È questo il giorno più bello e più soave, per la Chiesa santa del Signore, perché la Chiesa rappresenta, nella continuità del suo messaggio, la presenza di colei che, per prima, accolse la Parola di Dio, la rese attuale, reale, la contemplò, la visse e morì per essa, non contemplando se stessa, ma colei che il Signore aveva inviato in mezzo agli uomini, come Portatrice del grande Primo Uomo, che avrebbe sostituito, nella storia dei secoli, il primo Adamo.

Maria santissima è venuta in mezzo a voi ed ha con voi concelebrato questo giorno straordinario, per mezzo della preghiera, la preghiera del santo Rosario, il Rosario benedetto di Maria, nel quale ogni uomo dovrà appartenere interamente e totalmente a Colei che ha nel proprio seno custodito la presenza di Dio.

Per questo, perciò, noi, assieme, oggi, celebreremo questo grande dono, il dono della maternità, all’interno della Chiesa e di ogni casa di uomo, nella quale ogni creatura ha, in sé e per sé, la fecondità della madre, sia essa madre carnale, madre spirituale, madre affettiva, madre tenera, madre pronta ad offrire se stessa per la salvezza del genere umano.

Per questo, iniziamo questo grande giorno, questa grande e straordinaria avventura di essere, insieme alla Madre di Dio, nella contemplazione del cuore dell’uomo. Così sia» (Da Vox, 090510 a5 TelEnna IncMensile Loc Introduttiva).

 

 

  1. - Ogni donna è un dono per l’uomo.

 

«La preghiera della divina Misericordia consente una pienezza di vita, che è oltre la misura garbata e semplice della carità espressa dal cuore dell’uomo, perché è una preghiera che sgorga dal Costato di Cristo, quel Costato che è stato trafitto dalla spada di Longino e dalla cui trafittura fuoriescono gocce di sangue, miste ad acqua. E’ questa preghiera che voi, figlioletti della divina Misericordia, continuate sempre a proseguire, nell’ascolto della Parola e nella contemplazione di essa, è certamente il segno più grande della presenza di Dio in mezzo a voi. La Parola è, infatti, un dono che il Signore concede all’uomo, l’ha concessa sin dai tempi più lontani, da quando, come voi conoscete, egli promosse il primo dialogo con l’uomo di quei tempi, al quale concesse il dono suo più grande, la presenza di una Maria e di una donna, che sarebbe stata per lui una contemplazione nuova al di là degli animali, delle erbe, delle piante, degli alberi, di tutte le bellezze che l’Eden celebrava insieme all’uomo. E, questo dono, che è stato offerto da Dio all’uomo, continua ad esserlo così.

Ogni donna è un dono per l’uomo, per ogni uomo della terra, è il segno della sua bellezza, della sua bontà, del suo amore grandioso, che Dio depone accanto all’uomo, perché l’uomo possa trovare, in questa creatura, che è stata creata da fuori, dal costato dell’uomo, possa trovare il refrigerio della sua mente, del suo cuore, il dono più grande della sua esistenza qui sulla terra. Ed è per questo che ogni uomo celebra, nella propria vita, la presenza di una donna, che può essere raffigurata in tante delle sue fasi, da quella della madre a quella della sposa, perché ogni uomo, accanto a sé, ha bisogno di avere qualcuno, che rappresenti questa creatura adorabile, amabile e tenera, affettuosa, cosparsa di luce e di bellezza, che è la donna, questa donna così umana, così aperta a Dio, all’amore, questa donna che non è assolutamente in condizioni di poter compiere alcuna cosa grande, al di là e al di fuori delle sue capacità o potenzialità, è tuttavia una creatura divina, che l’uomo ha con sé e che deve condurre, lungo l’arco della sua vita, attraverso tutto un sentiero, che può essere diritto, ma molto spesso è tutto quanto difficile, perché coperto di erbacce, completamente ricco di spinose difficoltà, tutto curve, anche in salita e maldisposto, ma l’uomo dovrà reggerlo ugualmente, questo cammino, e portare, nella propria mano, la mano di colei che gli è stata affidata e che gli viene concessa come dono, perché, durante questa strada, egli non abbia da sentirsi solo ma abbia con sé una creatura di Dio, capace di poterlo comprendere, assistere, aiutarlo e condurlo, attraverso i giorni della vita, in una condizione totalmente bella, nuova, perché esplicitata esclusivamente dall’amore e nell’amore.

La donna è di per sé amore, è espressione dell’amore di Dio, è una raggiera di tutto ciò che è Dio nel cielo e che, poi, si riflette sulla terra, attraverso le bellezze del creato, che sono il cielo, le stelle, gli astri, il firmamento tutto, ma anche i rapporti unici, che esistono sulla terra, come le montagne, i fiumi, i laghi, gli alberi, le piante. Tutto questo è simboleggiato da una donna, perché la donna è, in sé e per sé, fertilità, è espressione dell’uomo che Dio ha fatto, è espressione del donarsi, è essa stessa offerta, offerta di Dio all’uomo del tempo, offerta di Dio a una creatura, che è sua, ma che concede all’uomo per il tempo in cui egli si trova qui sulla terra ed è certamente il dono più grande e più tenero, più garbato, che Dio abbia potuto preparare, pensare, architettare disegnare e, nello stesso tempo, donare a quest’uomo, che, spesso, però, non comprende il significato di questa donazione, anzi si irrigidisce, si distacca e vuole esserne il padrone assoluto. Ed è qui che avviene la rottura, è qui che si verifica lo scempio, è qui che, al posto dell’amore, subentra tutto ciò che amore non è, e può essere l’invidia, può essere l’odio, può essere la cattiveria, può essere la gelosia, possono essere tantissime altre cose, tutte, però, che non appartengono assolutamente a Dio e, quindi, non a tutto ciò che Lui ha creato, ma che è stato costituito ed è poi rappresentato dalla immagine umana. Questo dono, invece, deve essere tutelato, deve essere amato, deve essere sostenuto e sospeso fra cielo e terra, fra le più grandi e straordinarie cose, che il Signore ha potuto compiere nella sua donazione totale all’uomo, che egli ama e che comprende nel profondo del suo cuore.

Per questo, il giorno di oggi è un giorno particolare di offerta, di dono da parte dell’uomo a Dio, per mezzo di questa creatura dolcissima, che è la donna, la madre dei propri figli, la custode della propria casa, della propria famiglia, colei alla quale l’uomo ha donato tutto se stesso e dalla quale pretende di essere amato così come il Signore ha stabilito.

Nell’incontro tra l’uomo e la donna esistono, perciò, questi presupposti, che, però, non vengono quasi mai accolti, ma, anzi, deturpati ed eliminati.

Per questo, bisogna pregare e richiedere al Signore di potere Lui, solo Lui lo può fare, costituire, all’interno dell’uomo, questa sapienza, questa saggezza, questa conoscenza, che potrà permettere all’uomo di vivere con accordo sovrano, insostituibile con la donna del suo tempo. Così sia» (Da Vox, 090510 a8 TelEnna IncMensile Ante Mistero2).

 

 

  1. - La bellezza della madre.

«La coralità della Chiesa esprime questa bellezza della Madre, che il Signore ha concesso ad ogni uomo, potenziando in lui la bontà, la tenerezza, l’amore, la generosità, ed anche la contemplazione del cuore, nel quale esiste ogni espressione, che conduce l’uomo a vivere fuori dal complesso, spesso contemporaneo, per raggiungere, invece, tutte le cose, che appartengono alla vita del cielo, alla vita dello spirito, alla vita del cuore, nel quale ogni uomo vuole trovarsi. Come? Cercando di esprimere questo suo bisogno, questa sua volontà, contemplando quell’affettuosa maniera di dire, che si chiama amore e, nella quale, ogni uomo vuole poter trovare se stesso, insieme ad una donna alla quale donare la propria esistenza in una completa, assoluta offerta di se stesso, perché tutto possa avvenire secondo la volontà di Dio. È in questo modo che l’uomo intende così paragonare se stesso alla dolcezza infinita di quell’amore che Dio ha voluto esprimere sulla terra per mezzo di questo avvicinamento dell’uomo alla donna e della donna nell’uomo, perché ogni persona abbia con sé una creatura tenera, dolce, alla quale affidare la propria esistenza e per la quale potere, finalmente, costituire tutto ciò che desidera un uomo e cioè l’affetto, la presenza di una casa, di una famiglia, dei figli, delle conoscenze, che possono essere di aiuto e di sostegno alla propria esistenza.

Queste sono le condizioni fondamentali, che reggono l’uomo sulla terra. Ma, ahimè, quali trasformazioni, invece, tutto questo subisce l’uomo, quando, accanto a questa donna, non pretende di manifestare questa volontà di Dio ma se stessa, la sua volontà, i suoi bisogni, le sue adulterine maniere di vivere, per cui si verificano quelle forme di separazione e di distruzione, che, purtroppo, portano l’uomo a vivere in uno stato di sofferenza e anche di disagio.

Questo, che è l’uomo del tempo presente, è la più grande sofferenza e il più grande dolore che l’uomo porta in sé: vivere da solo oppure congiungersi a creature che non appartengono al suo rango e cioè alla sua familiarizzazione, ma che sono appartenenti ad altre condizioni di vita. È certo, perché ogni uomo nasce con accanto una donna, che è quella che è stata stabilita dal Signore sin dall’eternità. E, questa donna, deve potere accompagnare quest’uomo attraverso tutti i tempi e tutti i luoghi, perché in lui si possa verificare e trasferire quella modificazione, che dalla terra lo porterà al cielo.

Per questo, dunque, vedete che non esistono forme di conoscenza tali da consentire all’uomo di potere raggiungere realmente questa unione voluta da Dio, ma, molto spesso, l’uomo si trova a incontrare, a conoscere e ad amare creature che, non da Dio a lui sono state fornite, ma piuttosto dai suoi sensi e dalle sue personali immagazzinanti forme di agonismo umano, non certamente trascendentale.

Questo discorso che, evidentemente, consiste in una rarefazione delle cose divine sulla terra, va certamente affrontato in maniera molto diversa con una proiezione del tutto nuova, nella quale la prima persona da considerarsi importante è la madre. Questa madre, che viene molto spesso relegata nel buio, non considerata, anzi accettata a stento o perlomeno messa a bando, quando le cose della terra appaiono diverse da quelle che sono le sue vedute, questa madre, invece, viene inviata da Dio, proprio ai suoi figli, perché essi abbiano una guida tutelare, semplice e immediata, nella quale potere assumere tutte le speranze, i desideri, i bisogni e la volontà di Dio.

Per questo la madre è importante. Per questo ad essa va detto di sì. Per questo ad essa non v’ha detto di no. Per questo ad essa bisogna concedere obbedienza. Per questo ad essa bisogna che l’uomo si offra con tutta la sua benevolenza e il suo ardore di figlio, ma anche di uomo perché, ogni figlio ha in sé l’uomo.

La caratteristica fondamentale dell’uomo è quella di avvicinare una donna, che è la creatura, che Dio ha manifestato essere la sua compagna per la vita e dalla quale, proprio lui, uomo, creatura incompleta, potrà trovare quel completamento necessario, che serve a raggiungere la completa visione di Dio, perché, senza una donna, nessun uomo può avere la visione di Dio, perché Dio è nella donna, Dio è Donna, Dio è Padre, ma è anche Madre. Dio, dunque, non è soltanto uomo, ma è donna, perché nell’uomo c’è la donna, come nella donna esiste la presenza di Dio. Perché non si dice che, nella donna, esiste la presenza dell’uomo? No, esiste la presenza di Dio. E noi, questo, lo spiegheremo più avanti» (Da Vox, 090510 a9 TelEnna IncMensile Ante Mistero3).

 

 

  1. - Prerogativa essenziale della donna.

 

«Nella dolcezza del cuore di una donna, non può esistere nulla che non sia Dio o di Dio. Nella dolcezza del cuore di una donna, esiste solamente la benevolenza, l’amore, la tenerezza, la carità, la speranza, la gioia, tutto un completamento che va lentamente modificandosi e trasferendosi in un settore totalmente nuovo, che è quello della presenza di Dio nella sua casa. La casa della donna è, infatti, una casa del tutto diversa da quella che si ritiene essere la casa, è l’esistenza stessa della sua femminilità, del suo decoro, della sua onorabilità, della sua bontà, della sua bellezza, del suo cuore aperto a tutte le vicende, alle quali il Signore sottopone l’uomo, perché, questi, possa avere nella donna la compagna, l’aiuto, il sostegno, la contemplazione di quel Dio lontano, che vive nel regno dei cieli e, al quale l’uomo è destinato, pur sapendo di essere totalmente lontano da lui, addirittura peccaminoso, difficilmente ricostruibile, ma accanto a sé ha una donna ed è questa donna che è per lui garanzia della sua trasformazione, del suo amore, che deve essere rivolto a Dio. La donna, infatti, ha questa prerogativa essenziale: essere accanto all’uomo per testimoniare a lui che Dio esiste, che Dio è Padre e Madre, nello stesso tempo, che Dio ama, che Dio conduce, che Dio è aperto a tutte le necessità del cuore, che Dio non dice mai di no, che Dio è sempre pronto a donare se stesso, a dare agli uomini, sue creature, tutto ciò che è in suo dominio, in suo potere, in suo volere. E, questa donna, così piccola e fragile, così tenera, così amabile, così semplice, così straordinariamente possente, è proprio l’immagine di Dio sulla terra. Di fronte a un uomo, che, molto spesso, dice di non credere in Dio, ha il suo Dio accanto e lo ha vicino, lo vuole proteggere, lo vuole amare, lo vuole servire, lo vuole aiutare, vuole credere in quest’uomo, in questo Dio. E come? Offrendo, a questa creatura nuova, che Dio ha creato per lui, tutto se stesso, la sua stessa vita. E’ questo il nodo significativo della unione fra un uomo e una donna. E’ l’uomo che Dio ha creato per sé e al quale vuole donare tutto se stesso, concedendogli una creatura, che è simile alla sua bontà, alla sua tenerezza, alla sua grandiosa benevolenza, ma che ha un aspetto di carne umana, tratta addirittura dal costato stesso dell’uomo.

Che cosa significa, nella Bibbia, questo dono, quest’appartenenza al costato dell’uomo? Significa che la donna trae origine dall’uomo, che è nell’uomo la donna, che non può essere questa donna smembrata dall’uomo, non può essere staccata, non può essere scissa, non può essere avviluppata in altra forma. Ecco perché all’interno della Chiesa si verificano stupri, violenze, inattendibili sconoscenze, perché la Chiesa è rimasta per secoli chiusa alla presenza della donna, alla sua coabitazione o collaborazione con l’uomo. La donna deve appartenere, anch’essa, al mondo della Chiesa, deve essere Chiesa, deve essere, dunque, espressione completa di quest’uomo, che vivendo accanto a lei, potrà solamente, in questo modo, ritrovare tutto se stesso e ricostituirsi in tutta la sua essenza. Quest’uomo, dunque, non può reggersi e non può esistere stando da solo, non avendo accanto a sé questa offerta divina, che è la donna, che può sopravvivere fino a un certo tempo nel cuore della madre, ma che poi, prima o poi, dovrà essere sostituita da una creatura nuova, che è quella che Dio vuole si compia accanto all’uomo. Per questo, l’uomo ha bisogno di qualcuno che gli stia accanto e, questo qualcuno, è proprio la donna, una donna nuova, non certo quella che viene considerata come strumento e mezzo di piacevolezza o di sterminio o di costruzioni sbagliate, ma una donna che abbia in sé il cuore di Dio, la sua fecondità, la sua bellezza, la sua bontà, la sua offerta totale, che è l’offerta del proprio cuore, perché in esso c’è l’amore. Così sia» (Da Vox, 090510 a10 TelEnna IncMensile Ante Mistero4).

 

 

  1. - Celebrazione della straordinaria bellezza della donna.

 

«Gesù, venendo sulla terra, ha voluto chiedere al Padre suo la presenza dolcissima di una Madre, di una Mamma, di una Donna particolare, che potesse asciugare le sue lacrime, il suo dolore, consolare le sue pene, accoglierlo, rigenerarlo, nelle volte in cui fosse caduto nel dolore oppure nella delusione, nell’amarezza, nella stanchezza, nella difficoltà dei momenti più difficili. E questo Gesù, che ha voluto essere, in tutto e per tutto, simile all’uomo tranne che nel peccato, ha voluto, appunto, essere, come l’uomo, consolato da una creatura docile, dolcissima, tenera, portatrice di bene, qual’è la mamma.

In questo luogo, dunque, dove noi celebriamo, insieme a voi, l’austerità suprema di questa parola, di cui tutti voi siete, per così dire, seguaci cantatori e incantati, perché incapaci di comprenderne il profondo intimo significato, pur comprendendone la estraneità dalle cose terrene, in questo luogo, noi vogliamo, quest’oggi, celebrare la particolare straordinaria bellezza della donna, sia come madre che come sposa, che come sorella e come portatrice di quel grande bene, che è l’amore di Dio, questo amore che non ha limiti, questo amore che è splendore, questo amore che è straordinaria bontà, questo amore che è anche bellezza, che è verginità, in quanto offerta di se stesso all’uomo. Ecco perché ogni donna è, in sé, vergine, intendendo per vergine questa offerta totale di se stessa all’uomo che ama.

La verginità della donna sulla terra ha assunto caratteri e aspetti totalmente diversi, ma vergine si è solamente in un caso, quando la sola persona, alla quale ci si è donati, rappresenta, per tutta la vita, l’essere completo a cui il Signore ha voluto che ognuno degli uomini, e anche delle donne, fossero offerte.

Ora, è questo, dunque, la verginità di Maria, la sua completa donazione a Gesù e, per Gesù, al mondo, all’uomo e, quinti, a Dio.

La Madonna è vergine, perché si è donata interamente a Lui, a Dio, per mezzo del Figlio. Per questo, la verginità di Maria, la sua immacolatezza, la sua perseverante azione di completamento della presenza di Gesù sulla terra, ha assunto la caratteristica di corredentrice del genere umano.

La presenza di Maria è questo: la corredenzione, l’essere insieme a Gesù e con Gesù, in Gesù e per Gesù, affinché tutto, tramite Lei, venga incanalato proprio nella essenza stessa di Dio. Perciò, la Madonna è vergine. Per questo ogni donna deve essere vergine, non nel senso utopistico della parola o nel senso scientificamente o medico, rappresentato dalla presenza di quel velo che deturpa, invece, la bellezza di una donna in tutta la sua integrità, ma vergine nel senso che è a servizio totale dell’uomo in Dio. Ogni donna, infatti, accanto a sé ha un uomo a cui potersi donare interamente, per quella virtù intensa, che il Signore stesso le ha donato, quella di amare, di servire, di offrire se stessa al cuore di un uomo, che indìce in lei la sua presenza totale, che è quella dell’Uomo Dio.

Ogni creatura terrena figura, nei limiti del contorno umano, la creatività della essenza di Dio stesso. Perciò voi considerate quale enorme distanza esiste fra questa creatura nobile, perfetta e straordinaria, che Dio ha creato nella donna e come, invece, tutto questo, così sacro, così bello, così intimamente legato cuore di Dio, sia profanato, distrutto, oltraggiato.

La presenza della donna, dunque, è fondamentale nella vita di un uomo, è indispensabile, è totalitariamente una creatura offerta da Dio al suo cuore, alla sua mente, alla sua esistenza, e, quest’uomo deve sentirsi dotato di una ricchezza così grande, quando accanto ha una donna tutta per sé da potere veramente dire di essere più grande anche di un re. La cosa più straordinaria che bisogna comprendere è questa: quale uomo possa vivere senza una donna. Non è possibile, perché ogni uomo ha bisogno del completamento nell’essere che il Signore ha creato, strappandolo dalle sue stesse viscere, dal suo stesso corpo, dalle sue stesse costole. Così sia» (Da Vox, 090510 a11 TelEnna IncMensile Ante Mistero5).

 

 

  1. - Nuova moltiplicazione dei pani e dei pesci.

 

Gesù vive nei nostri cuori angelici, è con noi e in noi, è la speranza grande della nostra vita, è l’espressione più completa del nostro essere in lui e con lui.

Il cielo siamo noi, anche noi, insieme agli altri, che sono i santi, i magisteri nuovi della conoscenza, perché, cos’è santo? E’ un magistero nuovo.

Il Signore si serve di uomini e di donne ai quali dà poteri particolari, straordinari, umili, ma, al tempo stesso, insostituibili, perché gli altri, che vivono lo stesso tempo storico, possano apprendere, conoscere, applicare, donare se stessi a questa conoscenza nuova, che viene data. Purtroppo, però, succede che la conoscenza nuova, che viene data, viene, diciamo, iterata, trasferita cioè in tempi diversi, in luoghi diversi, quando, cioè, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, avvenuta un giorno, lungo le spiagge del lago di Genezaret, si potrà riattivizzare, trasferire in tutti i luoghi e in tutti i tempi.

Questo attende il Signore ed è per questo che ancora molte di queste modalità nuove, che vengono date dal Signore, non sono accettate, perché la moltiplicazione dei pani e dei pesci, lungo le rive del lago di Genezaret, non è ancora stata attuata. E quando viene attuata? Quando il Signore avrà stabilito tanti pani e tanti pesci quanti sono necessari per saziare le moltitudini, che attendono, perché, vedete, ogni tempo ha le sue moltitudini, ha le sue folle, ha i suoi coadiuvatori e quelli che non sono coadiuvatori attivi, ma passivi, nel senso che attendono, sperano, cercano, si fermano e sfogano la loro energia in altra maniera, in altro luogo per potere, poi, invece, riprendere la strada e ritrovarsi lungo le spiagge, sempre del lago di Genezaret, ma nel posto giusto, là dove li ha chiamati il Signore.

Noi, angeli, accompagniamo questa folla enorme di uomini e di donne e queste ceste di pani e di pesci, che il Signore, ogni volta, moltiplica e trasferisce nel cuore dell’uomo, perché ogni uomo trovi il suo cibo, alimento indispensabile per continuare la strada, la marcia verso il Creatore, verso Dio. Per questo, vedete, non sempre avviene questa moltiplicazione dei pani e dei pesci nel modo che voi desiderate, cioè che venga riconosciuta la moltiplicazione dei pani e dei pesci, ma che, pur essendo presente, pure attuandosi continuamente, nessuno la riconosce ed è e rimane nel segreto, nell’arcano divino, perché tutto deve essere conservato, escluso dall’uomo infausto, dall’uomo cioè che distrugge, che impoverisce, che annienta, che disabilita, sì, perché l’uomo può o abilitare o disabilitare. L’uomo che abilita è l’uomo di Dio. L’uomo che disabilita è l’uomo ch’è contro Dio e poiché l’uomo, molto spesso, non è con Dio, anche se dice di esserlo, in effetti non lo è. Allora, bisogna attendere il tempo e anche il luogo, perché ciò che avviene sulle spiagge del lago di Genezaret, non venga distrutto, ma conservato, moltiplicato in aggiunta al passato, perché le folle nuove aderenti alla storia del momento, possano essere saziate.

Questo luogo sia allegoricamente da noi condotto ed anche descritto, è un segno, carissimi fratelli e sorelle, che serve ad indicare il perché di questa trasmissione, di questa comunicazione, di questa predicazione, che, tuttavia, non ricevere quel giusto alimento o riconoscimento, che viene dall’uomo, ed in particolare dall’uomo della Chiesa di Dio, la Chiesa cioè istituzionale. Perché? Perché è necessario che questo cibo, questo pane, questo pesce, che viene così abbondantemente donato alle folle, che sono assetate, che sono affamate, che sono in cerca di cibo, possano, poi, alimentarsi ed essere di sostegno a tutte le altre folle, che stanno dietro e che attendono, come è stato per loro il momento del cibarsi.

E tutti accorrevano da Gesù. Ed Egli disse: Voi non venite dietro a me, perché mi riconoscete quale finalmente io sono, ma perché io vi ho dato da mangiare e vi ho saziato con il pane e il pesce. E questo fatto, che può sembrare un’accusa da parte del Redentore, non è che una disànima reale della verità, infatti voi venite ad ascoltare questa parola, voi accogliete questa parola, voi saziate il vostro cuore, la vostra mente, la vostra speranza, la vostra curiosa volontà di sapere, di conoscere, di individuare, di poter capire: là c’è Dio, sì, è venuto Dio, sì io l’ho conosciuto, io l’ho capito, io l’ho veduto, io mi sono sentita prendere da lui, io ho commosso pienamente il mio cuore alle parole udite, ma poi tutto questo svanisce, ma non perché voi lo volete che svanisca, ma perché quello che voi avete ricevuto deve servire di alimento a tutti gli altri.

Disse il Signore che niente venisse perduto o distrutto, ma tutto venisse utilizzato, conservato e donato. Ecco perché tutto ciò che voi udite, ascoltate, recepite, conservate nel vostro cuore, è come se fosse preso e rimesso in una cesta, dove, accanto a tutto ciò che c’era, c’è ancora del nuovo, del nuovo pane, del nuovo pesce, che servirà a satollare, cioé a saziare le folle multipli, che attendono, affamate, ai margini del lago, ai margini della strada, ai margini del luogo dove voi vivete e dove è necessario che costantemente questo pane e questo pesce venga donato, venga offerto, perché si possano saziare le folle, perché si possano innalzare lodi e ringraziamenti a Dio, perché tutti coloro che sono venuti, possano tornare nelle loro case, sazi, arricchiti, abbelliti da questa dolcissima Parola, che scende a fiocchi inesprimibili di fronte a questa grandiosa bontà, che è la bontà di Dio. Nessuno potrà mai comprendere il significato profondo di questo genere di predicazione. Nessuno potrà mai capire da quale cesta viene fuori questo pane e questo pesce. Nessuno potrà intendere che tipo di Mollica ha questo pane, che genere di frumento, di orzo, di grano duro o meno duro, di grano che sia stato pestato oppure molito, nessuno perché tutto viene conservato nella segretezza del cuore di Dio.

Quello che importa è che voi ascoltiate e che, nell’ascolto, possiate rimanere sazi.

Che cosa può importare ad un bambino chiedere come la mamma ha preparato il suo cibo, la sua pietanza, la sua minestrina? Che cosa gli potrà importare sapere in che modo è stato creato quel biscottino o quel pane che la madre gli dà nelle mani? Nessuno gli importa niente. Gli importa soltanto averlo tra le mani e saziare il suo continuo bisogno di dissetarsi e anche di saziarsi.

Questo, vedete, noi, angeli, lo sappiamo ed è a questo che noi obbediamo ed è per questo che noi sempre corriamo, ogni volta che il santo Padre chiede: Forse l’angelo è disponibile a parlare? Ma certo che lo siamo. Noi siamo sempre pronti, disposti a portare le ceste con i pani e con i pesci, perché, tutti coloro che vorranno, possano rimanerne sazi.

Nel giorno di oggi è stata una festa particolare nella quale l’immacolatezza di una Donna, particolarmente grande e straordinaria, è stata celebrata da questa festosa accoglienza di uomini e di donne, che sono stati raccolti intorno a questa Parola togata, però semplice. Possiamo dire togata, ma ignuda; togata, ma non accademicamente conosciuta; togata, ma con semplicità alimentata e, questa folla, adesso, torna nella sua casa, ma non è finito qui, tutto continua perché la Parola è sempre pronta a ritornare e a rimescolare se stessa con le virtù del cuore di una Donna e di tutti gli altri, che la coadiuvano, l’aiutano, la sostengono, perché gli affamati del pozzo accanto, gli assetati della posizione futura, possano essere saziati ed anche disseccati.

Ora, noi, dolcemente volgiamo a voi il nostro volto e le nostre ali, salutandovi con l’inchino soave, descritto nelle varie diaconìe, che sono dell’Angelo Gabriele di fronte a Maria, perché al posto nostro venga la Voce di colei che tutto si tace di fronte a lei» (Da Vox, 090510 a12 TelEnna IncMensile Finale Angelo).

 

 

  1. - La Mamma prepara il pane da offrire.

 

«Piccolissime immagini di piccolissime speranze di un cuore grande che scende ogni giorno sopra gli altari. Chi è che si deposita questo pane e questo vino, quest’acqua, questa presa di grano, questa presa di farina, questa lievitazione che serve ad impastare, poi, a sfornare e, quindi, a donarlo. E’ la Mamma, la Mamma vostra, la tenera Mamma che tutto sa, che tutto conosce, che tutto condisce, che tutto impasta, che tutto pone bene nella madia, perché la farina non abbia contorni sbagliati, perché l’acqua possa essere giusta, perché la lievitazione possa far crescere tutto il resto. E’ lei, la Mamma, e la Mamma è vita, la Mamma è dono, la Mamma è carità, la Mamma è speranza, la Mamma è dolcezza, la Mamma è, è. La Mamma è. Sì, come Dio è, come Gesù è, come lo Spirito Santo è, come è il Regno di Dio, come è ogni Angelo in cielo, come è ogni santo, che vive nel cuore di Dio.

Io sono. Io appartengo a Colui che è, che vive in eterno, che porta, in sé e con sé, tutti coloro che sono e che saranno e che verranno insieme a celebrare la grandiosità di Dio.

Io sono nel Cuore di Dio. Io sono il suo Cuore, insieme al piccolo Gesù, che poi è divenuto grande e poi è coesistente consustanziale al Padre, è ed è anche nello Spirito, che compone l’Uno e l’Altro insieme in una Comunione, che è anche, però, condizione di frazionamento particolarmente uguale e nell’Uno e nell’Altro, perché l’Uno e l’Altro siano insieme e anche distinti nel Cuore di Dio e dell’uomo.

Che cosa è l’Uomo se non Dio fattosi carne? E che cosa è quest’Uomo, che è Dio fattosi carne se non questo Dio che si è trasferito nelle vesti di una creatura umana prendendo l’aspetto, la bellezza, la virtuosità dei lineamenti e dei movimenti che sono nell’uomo?

Questo è Dio. Per questo Gesù disse all’Apostolo che gli chiedeva: ‘Mostrami il Padre’: Ma come? Voi mi avete avuto insieme e non riconoscete il Padre? Il Padre mio, che è nell’alto dei cieli, è in mezzo voi, così come, in questo momento, Gesù, Figlio di Dio e Dio stesso, è in mezzo voi, che vi parla, perché io, Maria, sono in Dio e sono in Gesù e, con Gesù, in Lui e, per Gesù, in tutti gli uomini, che sono in Lui.

Questa presenza, figli miei, adoratela, beneditela e conducetela sempre, perché, in ogni momento e in ogni istante, voi avrete sempre bisogno di essere in Dio, di sentirvi in Lui, di essere insieme a Gesù, a me, agli angeli e ai santi in Lui, Dio, che è.

Nel cuore della Chiesa, ci sono molte piaghe, moltissime, e voi ne conoscete solo alcune. Ce ne sono altre, molto più gravi, molto più profonde di quelle che, in questo momento, i giornali, i Mass Media mettono continuamente in evidenza. Sono piaghe incurabili, sono piaghe detestabili, sono piaghe terribili, per le quali necessita, ancora una volta, che il Figlio, Gesù, scenda sulla terra e si lasci mettere in croce. Ma questo, il Signore, il Padre di Dio, di tutti gli uomini, lo permetterà? Io credo di no, perché Gesù è sceso, si è lasciato crocifiggere, appendere ad una croce e poi risorgere e ritornare in cielo. E questo via vai non può essere fatto continuamente, ma deve essere realizzato tramite coloro i quali voglio imitarlo.

L’Imitazione di Cristo! C’è un libro per questo! Imitazione di Cristo! Cos’è l’Imitazione di Cristo? E’ la croce, è lasciarsi crocifiggere e stare sulla croce, come lui, senza farfugliare parole di odio, di contrasto, di impenitenza. Cos’è l’Imitazione di Cristo se non obbedire alla volontà del Padre? Cos’è questa Imitazione di Cristo, che va a ruba, che va sempre cercata, letta, riletta, segnalata, indicata da confessori, Padri della Chiesa e via dicendo? E’ essere con Cristo sulla croce ed è questo ciò che manca all’uomo di oggi: non accettare la croce, non accettare il fatto di essere un uomo che deve essere trafitto in una croce e deve trasformarsi, attraverso questa crocifissione, in una creatura nuova, che è quella dell’Uomo-Dio, che, solo così, può essere accolto nel Regno dei cieli.

Nessuno può entrare nel Regno dei cieli senza questa croce, alla quale deve rimanere inchiodato per tutto il tempo in cui il Padre ha stabilito che così sia, non per sua volontà o per suo bisogno, ma perché la creatura stessa lo richiede:

‘Fammi uomo, Signore! Trasformami, Signore! Cambiami, Signore! Modificami, Signore! Fa’ che io non cada più nel peccato! E come puoi farlo, Signore, se non lasciando che il Figlio, che continuamente me lo chiede, che continuamente lo desidera, che continuamente spera in questa trasformazione, se non permettendogli di salire sulla croce e di restarvi fino a quando si verifica la trasformazione, la disumanizzazione o la transustanziazione che avviene ogni giorno sull’altare, alla presenza di tutti voi, che, in ginocchio, volete partecipare a questa grandiosa trasformazione senza capire che, proprio ognuno di voi è, in quel momento, in quel gesto bellissimo, straordinario, unico, irripetibile e inconcepibile alla natura umana, là, sull’altare, fra le mani nel santo sacerdote.

Questo ed altro, figli miei adorati, quest’oggi ho voluto donare a voi, che mi avete attesa, che avete pregato per me il grandissimo Dio della vita eterna e della luce, perché, io, Maria, potessi scendere in mezzo a voi, per donare a voi la consolazione di chi ha per sempre vicino una Mamma, che lo ama, che lo accudisce, che lo accarezza, che gli offre le coccole necessarie e anche i biscottini con le caramelle e tutte le altre dolcissime cose, che una Madre riesce sempre a dare al proprio figlio, perché possa esserne vezzeggiato, accarezzato e, nello stesso tempo, esaltato. Sì, perché l’uomo ha bisogno di essere esaltato, ma non nel modo come voi potete immaginare, ma esaltato, sollevato, sublimato, liberato dai contorni terreni, che lo affliggono, che lo distruggono, che lo vogliono mettere sottoposto alle cose umane, alle cose terrene, alla insaziabilità del mondo, che, come una belva arrogante, feroce e insaziabile attende con le fauci aperte per ingoiarlo e distruggerlo.

 

Questa penitenza che il Papa ha voluto indìre, altro non è che il dono più grande, che il Signore può concedere all’uomo. Penitenza, penitenza di trasformazione, essere diversi, trasformarsi, cambiarsi. Per penitenza si può intendere tutto, dal non mangiare e non bere, dal non camminare, dal non fermarsi, dal non disadattarsi, dalle non loquire, dal non impazzire, ma, fondamentalmente, penitenza significa cambio, cambiare rotta, invertire la propria rotta, modificarla, trasferire nel proprio cammino il cammino di Dio, che è quello del Figlio suo, Gesù.

Questa è penitenza, questo è veramente indossare gli abiti della penitenza, a indossarne la tunica, la veste, il saio, i sandali. E poi anche la croce.

Così sia. Per Gesù e Maria.

Io vi aspetto sempre, figli miei, sempre, con quel Cuore di Madre, che arde d’amore, simbolicamente rappresentato dalle vostre madri terrene, dai vostri fiori profumati, che sorgono, subito dopo il sorgere del sole, ogni mattina, in questo tempo di primavera, sono là presente, ogni giorno, come quando il sole spunta all’orizzonte, ogni giorno sono puntuale, come le onde del mare, che lambiscono la terra, sempre allo stesso modo, ineguagliabilmente sono sempre presente, come avviene dello stormo degli uccelli migratori, che, tornano alla casa, il nido da loro costruito, prima di allontanarsi e di andare nei paesi lontani, nei paesi stranieri.

Io vi attendo! Non siete voi che attendete me, ma sono io che attendo voi. Vi attendo sempre, vi chiamo, sospiro per voi, indìco per voi preghiere, appuntamenti, convegni, incontri, a sempre richieste di preghiere, di grazie, novene, triadi, sexagesimali, undecimali, dodecimali, quintuple, sextuple, insomma, in tutti i modi, in tutte le maniere, perché ogni cosa si convenga alla grandiosità dell’accoglienza del Padre. E’ un’Assemblea potente, la vostra, quella di registrare una preghiera accanto l’una all’altra, senza inutili discorsi, senza chiaroveggenze, senza complicate maniere di vita, ma nella sontuosità e nel dono di se stessi a Colui che vi ha tanto amati e che continua ad amarvi, sempre, per tutto il resto della vostra vita. Gesù vive in voi! E voi?

Rispondete! La prossima volta datemi questa risposta, che attendo con amore ed infinito ardore.

Maria Santissima della preghiera della sera.

Così sia. A Gesù per Maria e per Maria a Gesù» (Da Vox, 090510 a13 TelEnna IncMensile Finale Maria).

0004 Appello Esame di coscienza VX

 VOCE VOCE VOCE (PAS (19920218

 UN BUON ESAME DI COSCIENZA

PER TUTTI!

Riflessione per i giorni nostri!

(Da un manoscritto della Voce del 1992, ritrovato da poco tempo).

… 

Il mio appello è per tutti coloro che hanno ascoltato la Voce, almeno per una sola volta. A maggior ragione è valido per tutti coloro che hanno ascoltato per anni e anni, dicendo: “Ch’è Bello!?”, “Ch’è bello?!”.

Quante primavere sono passate nella nostra vita dal 1988?

Quanto attesa c’è stata per noi?

Quanto cose ci attendevamo?

Quanto sono state le nostre speranze di guarigione, di liberazione?

A quanti miracoli abbiamo assistito?

Quanto Parola di Dio abbiamo ascoltato?

Quante difficoltà abbiamo creato a nostro Signore?

Forse c’è qualcuno che dirà: “Ma io non ho creato alcuna difficoltà a Gesù!”.

Lavorando sul Messaggio affidato a noi, sul messaggio di Gesù di Misericordia per gli uomini degli “Anni Novanta” e gli “Anni Duemila”, sono sempre più convinto che non ho fatto quanto dovevo e come dovevo. Ufficialmente l’ho fatto seguendo la prudenza della Chiesa tradizionale, che, in queste cose straordinarie e mistiche, ha cercato sempre di attendere, attendere, attendere e mai hai sfidato i contemporanei, riconoscendo nella realtà mistica, da subito, l’operato di Dio, la realtà mistica di Dio, che comunica sempre in anticipo, ai suoi figli diletti, ciò che sta per accadere, perché ciascuno si muova nel senso giusto, perché ciascuno accolga direttamente da Dio la sua divina e splendida volontà. Dio ama immensamente gli uomini “sue creature”, gli uomini “suoi figli”.

E oggi assistiamo impassibili all’amore che Dio sta manifestando, non solo verso i suoi figli, ma anche verso le sue splendide creature, che per la fame, per la carestia, nei luoghi di origine, si stanno riversando in Europa per trovare di che vivere, di che mangiare.

Ma noi non ce ne accorgiamo, ma noi preghiamo, stiamo chiusi nei nostri cenacoli a pregare, a dire Pater nostro e Ave Marie con il Gloria al Padre che non viene mai per le nostre azioni coraggiose da prendere e rendere visibili verso le creature che a noi oggi si presentano.

Abbiamo paura!

Deleghiamo generosamente il compito della Misericordia alle opere civili dello Stato, che fa disperdere i beni della provvidenza in altre destinazioni, in tasche non aperte dal Signore, ma da “colui che non è”.

 

Diamoci da fare! E’ il momento di rimboccarci le maniche e operare nella vigna del Signore. Non parole, ma fatti!

Le parole le abbiamo ascoltate, ma non le abbiamo fatte fruttificare, non le abbiamo fatte divenire realtà. Neanche abbiamo lavorato per il messaggio da comunicare agli uomini attraverso la Chiesa.

E’ ormai tempo di risvegliarci dal sonno, di unire le nostre forze, per consegnare al più presto tutto ciò che abbiamo ricevuto e conservato nei nostri insicuri scrigni.

Ripeto che il mio appello è rivolto semplicemente a tutti coloro che hanno ascoltato, hanno seguito la Voce di Dio nelle sue peregrinazioni, la Voce che risiedeva e risiede ancora nelle povere spoglie di una semplice donna del popolo, dalla vita difficile, dalle vie petrose e spinose percorse nella sua umile e semplice vita terrena.

 

… Che ha fatto con me Gesù? Questo ha fatto. Lodato e ringraziato sia il suo santissimo Nome! Egli che ha avuto pietà di me, delle mie povere lacrime, della mia nudità, della mia imperizia passata, di tutto un mondo in cui, per mia rovina ero stata gettata dal vile masnadiero? Gesù santissimo, nel cui Cuore albergano poveri peccatori e misere peccatrici come me, questo ha fatto, manifestando, prima che agli altri, a me, “Sua Salvata” ed ora “Sua Serva”, la sua possente Mano, la sua soavissima Misericordia.

 

Questo io vorrei che Lei spiegasse di Me, Padre, quando un giorno Le si chiederà “Chi era la Voce”. La Voce era “una Salvata da Gesù, una donna perdutasi, da Lui incontrata e da Lui Salvata”. Una Donna che per amore aveva tanto penato, perché l’amore non lo aveva conosciuto, lo aveva scambiato, lo aveva svilito, vivendo qui sulla terra, memore, però, di un “Altro Amore”, quello Vero, quello Eterno, quello Santissimo.

Sì, Padre, perché ognuno di noi portiamo quaggiù il tesoro, di cui abbiamo goduto là, sulla “Terra Promessa” dal Padre. Di là veniamo e là ritorniamo, sempre che con Lui, Gesù di Misericordia, viviamo.

Questo, Gesù è venuto a dirci Duemila anni fa! Questo, è ritornato e ritorna a dire tutte le volte in cui il Padre Santo, l’Altissimo Dio, lo permette. E questo ha detto nella Sua Soavissima Preghiera delle ore Tre, quando ogni giorno ha riunito le Soavissime Ancelle della Sua Preziosa Croce di Misericordia.

 

Quale male, quale, mio Buon Padre? Nessun Male!

Può mai esserci Male in un Cenacolino, voluto da Gesù sulla Croce, dove sono state e continuano ad esserci, per sua particolare Bontà, più Persecuzioni che altro?

Quale pericolo, dove Gesù ha messo le Tende fuori dal mondo, pure restando in mezzo al mondo? Bandendo da noi ogni lusso e soavità, tranne che quella della Sua Soavissima Parola, che ogni giorno ci ha invitato ad adorare e benedire ed osservare?” … (Sr. Paolina Maria di Gesù).

 

Sono sicuramente sufficienti queste splendide parole per Voi tutti, meno che a me, che ho cercato di segregarle, con la scusa della ancestrale prudenza ecclesiale.

Ho sicuramente sbagliato, ma oggi mi rivolgo direttamente a ciascuno di voi che avete ascoltato, anche una sola volta, la Parola che Dio ha pronunciato alla nostra presenza, perché noi la vivessimo e la comunicassimo agli uomini del nostro mondo. Il tutto è frutto della Misericordia di Dio Padre, di Dio Figlio e di Dio Spirito Santo, che si è presentato a noi, quotidianamente sotto il dolce appellativo di “Gesù di Misericordia”.

 

E un giorno, Gesù disse a frate Leone compagno di Francesco: “«Io ho di che lamentarmi, riguardo ai frati, «su tre punti.

Primo, perché non sono riconoscenti per i benefici che, come tu sai, ogni giorno io largisco loro generosamente, dando ad essi il necessario, sebbene non seminino e non mietono (Lc 12,24).

Secondo, perché passano tutta la giornata in ozio a brontolare.

Terzo, perché spesso si adirano vicendevolmente e non tornano a volersi bene, perdonando l’ingiuria ricevuta»” (FFF 1675).

E dopo aver sentito per infinite volte la dolce Parola di Gesù, non ci siamo neppure innamorati talmente da fare pazzie per Lui, non solo non siamo arrivati a provare dolcezza nel pronunciare il suo Nome, ma nemmeno abbiamo lasciato agli altri questo piacere. Abbiamo cercato di starcene chiusi in noi stessi e nelle quattro mura, giorno dopo giorno.

Ecco che san Francesco ci insegna sempre qualcosa di buono e di santo.

 

Dicono le Fonti: “Francesco … Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù, infervorato di amore celeste lo chiamava «il Bambino di Betlemme», e quel nome «Betlemme» lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva «Bambino di Betlemme» o «Gesù», passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole” (FF 470).

 

E a noi, dopo avere ascoltato le dolci parole di Gesù, un giorno dopo l’altro, un mese dopo l’altro, un anno dopo l’altro, per ben 24 anni, non ci è rimasto niente. Ci siamo fermati là dove eravamo, rintanati nelle nostre case, intestarditi a non volere abbandonare le nostre posizioni, per affrontare il mondo, per vivere la Misericordia, in questo Anno del Giubileo sulla Misericordia.

Non pensate che sarebbe l’ora di uscire dalle nostre tane e ritrovarci insieme per testimoniare l’amore grande di Gesù per noi? Che ce ne facciamo dei chiusi Cenacoli, senza vita, incollati a qualche esperienza positiva del passato. Come posso fare per convincervi, per spingervi con forza a fare passi avanti, per tirarvi a strattoni fino a Lui, che, oggi, più che mai, si trova a ogni angolo di strada.

Ecco cosa diceva nel 1990.

 

Gesù qual cane randagio ha fame.

(Ho Fame. Gesù cane randagio 19901112cs B3brano.mp3)

Ma perché? Perché tutto questo? Vi chiedete, ahimé, che cosa è successo, cosa è avvenuto a questo uomo che è talmente sbandato, così disorientato, così totalmente sconfitto, così annuvolato, terribilmente arruffato, disordinato, sconvolto, egoisticamente chiuso nel proprio io, senza interessi, che lo portino appena appena fuori da quello che è il proprio stipite della propria casa.

Come pensate di potere reggere all'urto fatale che incombe sopra di voi, sapendo che, in questo modo, voi certamente siete cagione, non soltanto della fine ignominiosa vostra, ma anche dei vostri fratelli, non solo di quella spirituale, ma certamente, presto, anche di quella terrena, di quella materiale.

                                            

Voi lo vedete, o amici miei, quante persone vengono da fuori, irresistibilmente chiamati verso il vostro paese, assetati, ignudi, impolverati, affamati. Essi si annidano lungo le strade, ai crocicchi vanno in cerca di lavoro, vanno in cerca di pane, vanno in cerca di chi l'aiuta.

E le donne, poi, trascinano disperatamente, al seno avvinti, i pargoletti, oppure li tengono per mano, malsdruciti i loro vestiti, inzaccherate le loro scarpe, i loro capelli inumiditi dalla pioggia e, certamente, esse vanno, di strada in strada, supplicanti, facendo, tutti all'unanimità, tutti la stessa VOCE: Io ho fame, fratello, ho fame!

Ti prego, fratello, non andare avanti e non chiudere la porta, poiché io sono qui, sono qui, sono venuto da lontano! Lo vedi? Non ho niente! Ho lasciato tutto, il mio paese, la mia povera casa, i miei parenti, vicini e lontani e sono corso qui, perché tu, che dovevi venire da me, non sei venuto. Ed allora, lo vedi, fratello, io sono venuto fino a te, fino alla tua porta. E adesso, no, fratello! No, no! Non mi deludere così, non mi distruggere, non mi abbattere, fratello, no! Non chiudere, non chiudere tu, adesso la tua porta, in faccia a chi ti implora, a chi ti supplica, a chi viene da lontano stanco e mezzo tramortito, a chi ti dice: Ti prego, fratello, solo una briciola, soltanto una piccola parte delle tue cose. Abbia pietà! Non mi abbandonare! Non mi lasciare lungo la strada, non chiudere la tua porta!(Fame Gesù cane randagio 19901112cs B3brano.mp3).

 

 

UN MEMORANDUM PER L’ANNO GIUBILARE DELLA MISERICORDIA.

 

Oggi, nel giorno della Festa di San Bonaventura, e sotto la sua ispirazione voglio iniziare un memorandum straordinario e particolare, così come straordinario è l’Anno della Misericordia, proclamato da Papa Francesco.

Tutti siamo riconoscenti a Papa Francesco, che ha intrapreso questa strada, per ispirazione divina. Siamo riconoscenti a lui che ci invita ad uscire dai nostri nascondigli, dalle nostre riserve, per potere onorare la Divina Misericordia, e, in particolare, dobbiamo dire, per andare incontro a Gesù di Misericordia, che, per ben 24 anni ci ha accompagnati su una strada impervia, proponendoci di intraprendere la via della Misericordia del Padre.

Il Messaggio che ci è stato consegnato è ancora nelle riserve umane.

La prudenza della Chiesa, così come, infatti, è successo in tutti questi anni, ha dei limiti. A un certo punto bisogna anche uscire dai nostri nascondigli, dai nostri umani ricoveri, dai nostri tuguri, dai nostri detti: “Io sono a posto, io prego, io continuo la preghiera della Misericordia, ma degli altri non mi interessa. Io non ti litigo, io non vado sbraitando a destra e a manca, io faccio il mio dovere, io sono riconoscente verso la Voce e verso il Signore, per tutto quello che ci ha dato”.

 

Io, Io, Io! Ma non sapete che, in questo Io, si nasconde “colui che non è”? L’abbiamo forse dimenticato? Abbiamo dimenticato quel rimprovero che il Signore mi ha fatto a riguardo, parlando dell’attività pastorale?

 

Gesù ci vuole guarire. Gesù ci vuole liberare. Gesù ci ama!

Questo la Chiesa lo sa e lo sapete meglio di me (è la Voce che parla), voi, Vescovi, Cardinali, Prelati, Parroci e Frati!

Perché, dunque, tanta opposizione? Perché?

Sì, lo so! Perché la Chiesa è cauta. La Chiesa è lenta, ma ‘nihil obstat’ in ciò che Gesù ha detto e dice, tranne una cosa, una cosa che Gesù non perdonò, né accolse, anche quando era sulla terra: l’ipocrisia. E’ questa, mio buon Padre, ce n’è sempre ad iosa, ovunque e sempre …

Il dono della Parola ce l’ha chi Dio vuole, non già chi vuole costruirselo … Io ho cercato in mille modi di farlo intendere ma non sono mai in ciò riuscita …” (Vox 19920218MS, Epistolario VOX_X_PA).

 

0002 Raduno di Maria sul Monteverde 

 INVITO CORDIALE E PRESSANTE, URGENTEE REALIZZABILE SENZA SFORZIBASTA AVERE LA VOGLIA DI INCONTRARE GESU’GESU’ DI MISERICORDIAE LA MADRE SUA SANTISSIMA MARIA DI MONTEVERDE (VX VLL PA)

Come accorrere tutti sul luogo dove Gesù di Misericordia e a Maria Madre di Misericordia e a Maria di Monteverde Da VX a VLLPA.Si tratta di piccole cose da apprendere, ma molto utili per la vita spirituale e ascetica di ognuno di noi: Come presentarci agli appuntamenti con Gesù di Misericordia e Maria Madre della Divina Misericordia. 

Gesù ai figli e alle Figlie della Divina Misericordia, che si trovano sparsi soprattutto per la Sicilia, e che hanno gustato la presenza di Gesù misericordioso dal 1988 al 2011. Anche noi possiamo accogliere, senza sforzi, senza difficoltà, la proposta che ci viene da Gesù:

Figli Miei e Miei fratelli, sono il vostro Gesù d’Amore, che tanto vi ama e mai si arrenderà e per questo sempre verrà in vostro soccorso.Vi vedo smarriti. Tentate un contegno diverso, ma vi vedo davvero smarriti.Tutti voi che Mi amate siete Chiesa ed Io Sono il vostro Regale Pastore.Tutti voi che per tanto tempo mi avete ascoltato, quando ho parlato a voi direttamente, parlando a lungo e a largo. Figli e figlie della Divina Misericordia, vi ho amato sempre, vi amo soprattutto oggi, anche se non riuscite più a ritrovarvi insieme e seguite le operazioni che riscontrate a destra e a manca, dimenticando ciò che voi stessi avete ricevuto, ciò che io vi ho detto molto spesso, a viva voce, utilizzando le sillabazioni della splendida e docile Voce. Ed ora ci siamo un po’ perduti, ci siamo smarriti, fra le preoccupazioni di questo mondo …Ascoltate, figli miei carissimi. Sono il vostro Gesù, il Gesù di sempre, il Gesù che vi ha parlato per tanto tempo e in tante occasioni e vi ho lasciato l’audio della Voce mia per ascoltarmi sempre, in continuazione e godere così della mia dolce presenza, mentre io stesso e la Madre mia gustavamo della vostra amabile e semplicissima, dolcissima e amorevolissima presenza, desiderosi di sentirmi parlare e di ascoltare le parole dolci, incoraggianti e orientanti la vostra vita verso di me, il vostro Gesù. Voi vi siete dimenticati di me? Io spero ancora di ritrovarmi con voi tutti i giorni. Riunitevi tutti attorno a me, pregate con me il Padre.

Il mondo va ora a catafascio. Non potete stare ancora a sperare, a guardare, ad attendere chissà che cosa.Io sono qui, sono con voi, attendo voi, attendo che voi riprendiate la comunione con me Sono Gesù! Sì. Sono Gesù di sempre, vi amo a più non posso. Ma voi, voi siete distratti da tante cose e non mi cercate come prima, non vi riunite attorno a me.Il mondo sta rovinosamente cambiando! Perché non ve ne accorgete?Riunitevi da oggi stesso attorno a me. Comunicate tra voi tutti e anche con quelli che non mi hanno mai conosciuto ed io sarò con voi come prima. Non vi chiedo di riunirvi in un posto fisso, ma presentatevi tutti i giorni dinanzi a me. Lì da dove siete, lì dove abitate, correte verso di me, comunicatevelo fra voi, fatevi nuovamente riconoscere tra di voi. Non ci sia più assenza al mio incontro, che avverrà in maniera diversa. Non vi chiedo uno spostamento, ma vi dico semplicemente che io vi vedo, vi incontro, ma voi è come se non mi vedeste più. Io sono qui, sono sceso in mezzo a voi! Non possiamo attendere più. Il mondo va a catafascio. I poli della terra si sono spostati e continuano a spostarsi e la fine per voi mortali è vicina. Correte, correte, venite a me! Non perdete più tempo. Avvisate tutti, quante più persone è possibile.Io sono tornato in mezzo agli uomini.

Gli strumenti dei vostri scienziati sono molto utili e mi permettono di vedervi attorno a me, dal vostro posto, dal vostro paese, dalla vostra città.Vedo il vostro amore per me. Vedo palpitare il vostro cuore per me!Lo sapete che per me lo spazio tra me e voi non c’è. Ovunque vi troviate io sono presente a ciascuno di voi. Sono il Figlio di Dio, che non vi ha abbandonato e non vi abbonderà mai. Svegliatevi , per favore! Non fatemi attendere ancora. Io ora sono sceso sulla terra. Voi non mi vedete, ma io vi vedo. Amiamoci, amiamoci pazzamente, perché il Padre ci possa accogliere in paradiso e ci possa riunire nell’amore suo, mio e vostro per tutta l’eternità.Io sono Gesù, sono Gesù, quel Gesù che voi tante volte avete ascoltato. Non dimenticatelo, sono qui con voi, in mezzo a voi. Non c’è bisogno di correre a destra e a manca. Io sono Dio, IO DIO, IO il vostro Gesù. Ma quando tempo mi son fermato in mezzo a voi! Poi sono andato dal Padre, ma ora sono ridisceso per stare con voi. La terra è sconvolta, non aspettate più. Credetemi! Io vi amo, vi amo, vi amo. Non so stare più senza di voi.Gli strumenti che il mondo vi mette a disposizione sono molto utili per sentirvi tutti attorno a me.Non ci sono orari per essere in comunione con me ed io con voi. Sono sceso nuovamente sulla terra.

Essa è una piccola pallina quasi rotonda, ma ormai rovinata, non si regge più, anche al suo interno essa è tutta in subbuglio, è come se soffrisse i dolori del parto.Ma che aspettate? Perché non mi credete? Io sono Gesù!Sono qui con voi!Io vi amo! Non posso stare un minuto senza di voi!Ricordatevi che non vi chiedo più di spostarvi entro il vostro globo sfasciato, ma gli strumenti che avete in mano vi rendono possibile l’incontro quotidiano con me!Non ci sono minuti che bastano, ma quando volete mi ritrovate attorno a voi, accanto a voi sempre, a tutti gli orari! Non mi credete!Fatelo questo sforzo! Io vi amo e sto con voi.La mia venuta non riguarda il futuro! Sono già venuto.La vostra terra è tutta in subbuglio e non voglio vedervi così smarriti, così paurosi!Venite a me, figli! Venite, venite, venite senza timore! Non ascoltate chi non vi ama! Ascoltate me.Quando verrà il momento ascolterete la mia voce tuonante per dirvi: Andiamo al Padre. Egli ci attende tutti!Che fate? Chi aspettate? Cosa aspettate? Io sono qui con voi, notte e giorno . … Io sono qui! Sono Dio! Io sono il Figlio del Padre mio e nostro Dio... e vi sto chiamando per il Grande Raduno.Il Grande Raduno va fatto idealmente.È il vostro cuore che deve correre da Me e non le vostre gambe. E’ il momento del grande raduno dei cuori! E’ il momento del grande Raduno del Discorso della Montagna, che, tra l’altro, non era montagna ma una grande spianata, ed Io, come allora, tutti vi vedo e voi come allora, anche se non riuscite a vederMi, Mi sentite bene attraverso queste Parole. Questi vostri tempi! Sono i tempi maturi, che permettono, attraverso la tecnologia, che avete raggiunto per Mio Volere, di udirMi da ogni parte del Mondo, attraverso le onde del cielo.Come potete constatare non è difficile essere membri della Comunità della Divina Misericordia, ovunque voi siate. In questo Grande Raduno, vi chiamo a gran Voce per istruirvi su tante cose, ma soprattutto per ricordarvi che la Vera Sapienza è nell’Amore e nella Carità.

 

****

 

Proponiamo proprio oggi, in questi giorni, perché per noi sorge spontanea la considerazione della presenza di Gesù nell’Eucarestia, presenza che, per il momento, sono molti che vogliono eliminare. Vogliono escludere questo atto di amore di Gesù per tutti gli uomini di tutti i tempi.

Voi non ci credete, ma qualcuno già alza l’ingegno e comincia a cambiare le parole della S. Messa e soprattutto le parole della Consacrazione, perché non crede più al mistero eucaristico, alla presenza reale di Gesù nel pane e vino consacrati.

Noi inviamo molti messaggi a tutti i nostri amici, a tutti quelli che ci seguono, per e-mail, a tutti i figli e le figlie della Divina Misericordia, a puntate, per non appesantire la lettura e la riflessione.

Quindi, inviamo la riflessione … a brani, come semplici messaggi, perché possiamo fare una riflessione continuata, per trarre profitto da ciò che anche altri hanno detto. E, con queste riflessioni, iniziamo a mostrarci tra di noi e al di là di noi, figli e figlie della divina Misericordia.

Iniziamo a riunirci tutti, i figli e le figlie della Divina Misericordia, per mezzo degli strumenti che il mondo di oggi ci mette a disposizione.

NON VI SI CHIEDE UNA TRASFERTA FISICA, MA SEMPLICEMENTE LA BUONA VOLONTA’ DI RITROVARCI INSIEME TUTTI I GIORNI E RENDERCI PRESENTI!

Allora partiamo …

File: 310590 CsB Da300590 csA Pace Pentecoste

“Utilitatem praefero, hic et nunc, non perfectionem.

Si hoc non est quid facies?” (Pro VOX 150417).

 

 

DICENDO: PACE! SI SCONGIURA IL NEMICO.

TEMA: PENTECOSTE.

 

 

  1. – Dire pace è scongiurare la presenza del nemico.

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31 maggio 1990.

 

(Io, Gesù, Gesù di Misericordia,) sono già in mezzo a voi, come sempre.

Siamo ritornati alle ore tre del pomeriggio, che è l’ora esatta, per recitare il santo rosario della divina Misericordia.

 

Voi non temete, poiché io sono già in mezzo a voi e con il mio santo Spirito vi proteggo dagli attacchi del nemico di Dio, che vi circonda, vi circuisce, vi aggredisce.

La pace, la pace sia sempre con voi.

Chi augura la pace, allontana il nemico di Dio, poiché esso non è mai nella pace.

Il nemico di Dio odia la pace. Il nemico di Dio non sopporta la pace.

Perciò, dire pace è già scongiurare la sua presenza.

Amen.

 

Io, Gesù vi benedico, o figlie mie dilette e vi dico: La pace sia con voi, ora e sempre, profonda ed infinita, nell’animo vostro, nel vostro cuore, nella vostra vita.

 

 

  1. – Tema della Locuzione è la Pentecoste.

 

Oggi la locuzione avrà come tema, un tema molto importante, perché interessa gran parte di voi.

Il tema prescelto dal Padre e, quindi, da me e dallo Spirito Santo, è quello relativo alla festa di Pentecoste, che verrà a giorni.

 

La Pentecoste è una festa straordinaria e meravigliosa, la festa che vide gli apostoli riuniti intorno alla Madre mia, Maria santissima, in una preghiera corale, intensa e profonda. Essi sapevano già della mia Ascensione. Avevano assistito a me che mi ero sollevato lentamente dal Monte degli Ulivi per ascendere al cielo, coperto da una nube d’oro.

Gli apostoli, perciò, ancora una volta, erano rimasti soli. La prima volta si erano sentiti abbandonati, quando io avevo dovuto lasciarli per affrontare la passione sulla croce. La seconda volta, quando mi videro sollevarmi lentamente verso il cielo.

Il loro stato d’animo certamente non era uguale al primo, perché la prima volta, insieme alla sofferenza della solitudine, c’era nel loro cuore tanto dolore e amarezza per avermi visto deturpato, sfigurato, calpestato, flagellato e poi infine crocifisso su quella squallida e nera croce del Calvario.

La seconda volta certamente non era lo stesso, perché essi mi avevano visto glorioso, sollevarmi lentamente in una nuvola d’ora, fino a quando ero scomparso alla loro vista. Però il loro cuore era rimasto sempre triste, perché abbandonato dal Maestro, che era risorto ed era tornato in mezzo a loro, a parlare loro, ad augurare loro la pace, ad ammaestrarli e anche a guidarli.

Tutto questo, forse, non si sa, ma è proprio così. Nel periodo fra la risurrezione e l’ascensione, io, Gesù, non stiedi con le mani in mano, ma continuai la mia missione, la missione affidatami dal Padre, rimasi cioè in mezzo a loro, comparendo loro nei momenti più importanti e più decisivi per la missione che io avrei loro affidato. Perciò continuai a stare in mezzo a loro, educandoli, ammonendoli, istruendoli, e cercando di incutere in loro quel coraggio, quella forza, quell’aiuto di cui avevano tanto bisogno, poiché erano rimasti fiaccati nel cuore ed anche nello spirito, per il terribile evento della crocifissione.

La loro era una forma di paura, mista anche a un senso di vuoto e di smarrimento, poiché avevano visto il loro Maestro tanto caro, tanto bene amato, così profondamente stimato e non soltanto da loro, ma dalle folle entusiaste che accorrevano di solito dietro a me, lo avevano visto in breve tempo calpestato, deriso, sconosciuto, violentato.

Perciò erano rimasti quasi traumatizzati e nello stesso tempo molto scoraggiati, per questo, diciamo così, voltafaccia che si era verificata in quelle turbe che erano venute sempre dietro a me.

Ora, perciò, abbisognavano di tanto incoraggiamento, di tanto amore, di tanto conforto e di tanto aiuto. Ed io, certo, non lesinai nessuna di queste cose agli apostoli e ai discepoli in genere, in quanto stiedi in mezzo a loro quanto più possibilmente ed era molto bello potere vedere i loro volti di nuovo sprizzare tanta gioia, tanta serenità, nei momenti in cui si stava assieme, consumando anche il pasto, come per esempio qualche focaccia azzima e del pesce arrostito.

Lo so. In questo momento, qualcuno di voi sta chiedendosi: «Ma come, Gesù, tu, asceso ormai al Padre, tu, ormai trasformato in corpo glorioso, potevi ancora mangiare, stavi ancora a desinare in mezzo agli apostoli tuoi»?

Certamente io continuai ad essere in mezzo a loro, così come loro mi conoscevano e sapevano di me.

In me era rimasta la stessa natura umana, che continua ad essere sempre in me, poiché io sono stato e sarò in eterno il Dio-Uomo.

In me, perciò, oltre alla divinità, c’è la natura umana, che è conservata assieme ed insieme a quella divina.

Ora, perciò, io continuavo a fare in mezzo a loro, seduto sulla riva del mare, o anche su qualche cocuzzolo di montagna, quello che avevo fatto durante i tre anni che mi avevano visto insieme agli apostoli. Ed essi, perciò, serenamente mi seguivano, mi ascoltavano e docilmente mi obbedivano.

Quando, quindi, si verificò l’ascensione, quando cioè essi mi videro salire al cielo verso il Padre, rapito in una nuvola tutta d’oro, rimasero, ancora una volta, attoniti, tremanti e molto, molto tristi. Il loro sguardo, ricordo, era come chi non sa cosa stia per accadere e chi invece vorrebbe ancora che io rimassi in mezzo a loro. Ma io avevo finito, per il momento, la missione affidatami dal Padre sulla terra. Perciò me ne volavo verso il cielo.

Gli apostoli pertanto erano rimasti insieme e attorno a Maria, l’unica creatura che ormai costituiva per loro un punto di riferimento, un punto saldo di certezza e di sicurezza.

Maria li istruiva. Maria li incoraggiava. Maria li aiutava. Maria non lesinava loro alcuna tenerezza, alcun conforto, alcuna carezza.

Maria, dolcissima sempre, silenziosa, ma profondamente amante, non solo del Figlio suo, ma di tutti i figli ormai della terra, rimaneva in mezzo a loro con il suo aspetto tenero di Madre amorosa. Ed era quel giorno, ancora una volta in mezzo a loro, seduta. Ed essi intorno a lei meditavano ed ascoltavano, pregavano profondamente, rapiti nel cuore e nello spirito, quando improvvisamente si sentì violento un vento sbattere contro le porte della casa. Ed ecco che sulle loro teste comparvero tante lingue di fuoco.

Gli Apostoli rimasero smarriti, in un certo senso spaventati. Essi non erano abituati a simili fenomeni extra-umani, extra-terreni. Perciò, essi, uomini semplici, senza complicazioni e senza alcuna conoscenza, tranne che quella delle reti e delle barche, rimasero sulle prime spaventati. Ma, ancora volta, furono incoraggiati ed aiutati e rinvigoriti dalla dolce Mamma, che io avevo lasciato in mezzo a loro.

****

****

 

Maria disse loro di non temere, poiché ognuno di essi aveva ricevuto la fiamma dello Spirito Santo che si era posato sulle loro teste proprio per poterle trasformare, illuminandole, incoraggiandole, irrobustendole, aiutandole, fortificandole con quel vigore e con quella fortezza di cui loro adesso avevano bisogno per proseguire l’opera del Maestro, che ormai era salito in cielo.

Bastarono queste parole della piissima e dolcissima Madre mia, perché gli apostoli tutti, di nuovo, si rinvigorissero e si ricomponessero. Ed essi allora riuscirono finalmente a comprendere e, nello stesso tempo, a sperimentare ciò che lo Spirito Santo era riuscito a fare sopra di loro.

Così com’erano, allora, si portarono fuori e dinanzi alla folla cominciarono a predicare, a proclamare la parola di Dio, a dire che il regno di Dio era molto vicino e che la salvezza non poteva tardare.

Il loro parlare era un parlare in lingue diverse, al punto tale che, tutti coloro i quali erano fuori, si stranizzarono di questo loro linguaggio sconosciuto. Era il loro un linguaggio greco, anche aramaico, ebraico, siriano e così via.

Le loro parole erano oltremodo sapienti, capaci, intense, piene di fuoco. E fu così allora, che tutti, guardandoli, ebbero a dire che erano ubriachi, ubriachi di vino nuovo. Ed è così che la frase è rimasta famosa, per indicare che coloro i quali sono presi dallo Spirito e rapiti da Esso, non solo hanno la gioia, ma addirittura una forma di ebbrezza, che li porta ad essere estremamente rigogliosi, forti e pienamente avvinti a Dio.

Ora, gli apostoli erano pronti per iniziare quella missione che era stata affidata loro. Essi naturalmente non lo sapevano, però, incoraggiati sempre dalla Madre mia, cominciarono a divedersi le varie missioni, i vari compiti, le varie competenze, e cominciarono quindi ad agire in diversi settori e in diverse maniere.

Glia postoli, perciò, partirono da Gerusalemme per strade diverse, ognuno, andando là dove lo Spirito li chiamava. Ed era una forza nuova, la loro, la forza dello Spirito Santo, che pochi, soltanto pochi sperimentano, quelli cioè che sono capaci di affidarsi interamente a lui, in lui ed agire per lui.

 

Ora, sorelle mie, io ho voluto anticipare la festa della Pentecoste, parlandovene a voi, proprio perché essa è una festa che rinnova nell’ambito della Chiesa e della cristianità tutta il giorno in cui lo Spirito di Dio si è posato sulle teste di alcuni poveri uomini, trasformandoli e riempiendoli di una vita nuova. Ed è questo, che io, in modo particolare, voglio a voi sottolineare, per dirvi che lo Spirito Santo di Dio non scende soltanto il giorno della Pentecoste, ma tutti i giorni e in tutti i momenti, ogni qualvolta voi lo volete, ogni qualvolta voi lo invocate, ogni qualvolta voi lo desiderate.

Lo Spirito Santo di Dio è pronto sempre a volare e scendere sopra di voi per illuminarvi, rinforzarvi, incoraggiarvi, ispirarvi e darvi quella fortezza necessaria per potere riempire il mondo di quella parola e di quel divino amore, di cui esso ha tanto bisogno.

 

Perciò, o sorelline, preparatevi, in questi giorni, all’attesa dello Spirito Santo. Invocatelo, pregatelo, possibilmente insieme durante la giornata. Quando voi vi riunirete qui, per la preghiera a Gesù di Misericordia, dedicate qualche momento alla preghiera allo Spirito Santo, perché possa verificarsi sopra di voi ciò che avvenne allora su gli apostoli riuniti in preghiera.

Mancano ancora pochi giorni, ma anche pochi giorni sono sufficienti per potere accogliere questo Sposo santissimo dell’anima, per poterlo invocare, per poterlo irretire nel proprio cuore, ognuno a modo suo, con le proprie capacità e con la propria intensità.

Non temete. E’ sufficiente anche un semplice e brevissimo saluto, fatto però col cuore e con l’anima, perché la Colomba, tutta candida, scenda dal cielo e si posi sopra le vostre teste.

 

……………

 

  1. 342-352

 

  1. – Intenzioni di preghiera.

 

Io a voi ho detto.

 

Ora, siate voi a parlare dinanzi al trono del Padre, recitando tutte assieme la preghiera che io devotamente a voi chiedo.

Oggi la preghiera sia dedicata alla discesa dello Spirito Santo, perché lo Spirito di Dio Padre, di Dio Figlio e di Dio Spirito Santo scenda ad illuminare tutti voi e tutti gli altri uomini della terra, perché, appunto, si possa ripetere una novella Pentecoste, più grande, più forte, più immensa di quella che avvenne a Gerusalemme, circa duemila anni fa.

Amen.

 

……………

 

  1. 352-380

 

  1. – Intenzioni di preghiera.

 

Dopo la preghiera.

 

Io, Gesù di Misericordia, ritorno in mezzo a voi per ringraziarvi della preghiera che voi avete rivolto al Padre per lo Spirito Santo.

 

Ora, io vi prego di continuare a pregare per tutti coloro i quali sono completamente lontani dallo Spirito Di Dio.

Pregate insieme a me, recitando il Padre nostro.

Padre nostro …

 

Ora, pregate per tutti coloro i quali non pregano.

Padre nostro …

 

Pregate per tutti coloro i quali soffrono mali fisici e mali spirituali.

Padre nostro …

 

Pregate adesso per non cadere in tentazione.

Padre nostro …

 

Pregate adesso per i fratelli, i quali sono sconfessati.

Padre nostro …

 

Pregate, ora, per tutti coloro che accusano gli altri, li calunniano, li offendano, li maltrattano e li violentano.

Padre nostro …

 

Pregate adesso per tutti coloro i quali si ribellano alla volontà del Padre.

Padre nostro …

 

O sorelline mie, andate in pace.

 

Io, Gesù di Misericordia, vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Amen. E vi dico: La pace sia con tutti voi, ora e sempre.

Amen.

 

……………

 

  1. 380-383

 

  1. – Preghiere .

 

……………

Fine reg., lato B, a gg. 383. Sbob. 28/12/1999.